LA GUERRA SI COMBATTE ANCHE CON LA PENNA - BORBA 2017

EDIZIONE N. 1     11-12-2018

BORBA 2017

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Srđan Aleksić e Refik Višća: martiri di guerra

Due storie molto simili riguardanti eroi che hanno dato la propria vita per altri, due storie riguardanti giovani soldati coraggiosi durante la guerra dei Balcani degli anni 90 che si sono opposti ai loro stessi "compagni" per salvare vite di persone, anche se provenienti "dall'altro lato del fronte". Srđan era un ventiseienne di Trebinje, membro dell'esercito della Republika Srpska, che dette la vita per salvare Alen Glavović, un giovane ragazzo che veniva menato da altri soldati dell'esercito della RS a causa della sua nazionalità: Srđan li distrasse, dando ad Alen la possibilità di fuggire mentre loro iniziavano a colpirlo a morte. Refik era un trentaseienne di Zavidovići, membro dell'esercito della Repubblica di Bosnia ed Erzegovina, ucciso con 22 proiettili da Jasmin Viković, un altro soldato dell'esercito della RBiH, per aver difeso più volte 12 prigionieri serbi dalle sue intenzioni.

Era il 21 Gennaio 1993, Srđan stava passeggiando per la piazza della sua città natale Trebinje. Un gruppo di riservisti dell'esercito della RS stava identificando i passanti, così nello scoprire il nome di Alen Glavović, un amico di Srđan che sedeva in bar lì vicino, lo arrestarono e lo cominciarono a menare. Srđan si ribellò a loro, così i soldati presero di mira lui, dimenticandosi di Alen e creando quindi una possibilità di fuga per lui. Cominciarono a colpire Srđan con i calci in legno dei loro Kalašnjikov, lasciandolo a terra senza forze di fronte alla caserma della polizia. Srđan morì il 27 Gennaio nell'ospedale locale a causa delle ferite ricevute: suo padre Rade ha scritto sul suo affisso di morte "È morto adempiendo al suo dovere di uomo". Il giovane Srđan ha ricevuto molteplici riconoscimenti postumi, diverse strade sono state a lui dedicate così come targhe in sua memoria, ma più che chiunque altro, è sempre nei ricordi di Alen Glavović, l'uomo da lui salvato che sarà a lui eternamente grato per il suo gesto e che ha promesso di visitare la tomba di Srđan ogni anno insieme alla sua famiglia. "Srđan era un buon amico per tutti, a prescindere dal Dio in cui credevano o dalle loro origini: era un grande sportivo, un grande attore ma soprattutto, un grande compagno" dice Glavović a proposito del suo salvatore. 12 Agosto 1992, Zavidovići, un soldato ubriaco dell'esercito della RBiH, Jasmin Viković, stava arrivando nella struttura della scuola tecnica locale a torturare 12 membri dell'esercito della RS tenuti prigionieri. Quando Refik Višća, un altro membro dell'esercito della RBiH, venne a sapere delle sue intenzioni, corse dentro e difese con successo i prigionieri, cacciando via l'ubriaco Viković. Ma quando Jasmin Viković tornò una seconda volta a menare i 12 prigionieri, non poté più sopportare di essere ostacolato da Refik con tutte le sue forze, lo uccise quindi sparandogli 22 proiettili in corpo. Refik Višća è un altro eroe che non ha salvato una sola vita, ma ben 12 vite diverse di "soldati nemici". Tuttoggi non una strada o luogo pubblico porta il nome del giovane coraggioso, né una piazza e né una scuola. Il suo sacrificio eroico non ha ottenuto alcuna gratitudine se non morte e dimenticanza, una dimostrazione esemplare di come non lo meritammo allora e non lo meritiamo ancora oggi.

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